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lunedì 22 aprile 2013

giovedì 18 aprile 2013

Per Rodotà Presidente

Ci piace chi ha istituito una Commissione dal nome "LA COSTITUENTE DEI BENI COMUNI".

lunedì 15 aprile 2013

A Rossano Ercolini il Nobel alternativo per l'ambiente

Oggi, fra qualche ora, presso la San Francisco Opera Housea la consegna del premio a questo straordinario maestro elementare di Capannori

mercoledì 26 dicembre 2012

Scegliamo il Buon Vivere

Riportiamo un articolo da condividere Verso il voto - L'agenda Monti o la nostra agenda del buon vivere Venerdì 21 Dicembre 2012 14:53 G. De Marzo su Il Manifesto [G. De Marzo su Il Manifesto del 20 dicembre 2012] Negli ultimi giorni siamo travolti da notizie, facce, percentuali e slogan che rischiano di riportare il dibattito politico del nostro paese nel medioevo più che nel novecento. Ovunque ci viene ricordato che la politica economica si deve fondare sulle compatibilità, sul pareggio in bilancio e sul fiscal compact, anche quando questi riducono la democrazia, i diritti e la partecipazione ad aspetti marginali. Ci viene ossessivamente ripetuto che nulla cambierà a prescindere dall'esito delle prossime elezioni. In molti si chiedono stando così le cose che senso abbia votare, così come parlare di sovranità, considerando il condizionamento subito dalla politica italiana. La stessa proposta politica che ha determinato la crisi in Europa e nel mondo ha conquistato l'appoggio anche di chi avrebbe dovuto rappresentare una alternativa. I dati del Censis offrono invece la fotografia di un paese in cui un terzo della popolazione non ce la fa più, mentre i rapporti OCSE indicano un costante aumento del debito e delle diseguaglianze. A questo si aggiungono le ultime analisi delle agenzie delle Nazioni Unite per lo sviluppo e l'ambiente e della BM, che denunciano la catastrofe ecologica, il fallimento del modello economico liberista fondato sulla crescita economica e l'immediata necessità di modificare attività produttive e consumi se vogliamo evitare la catastrofe per il genere umano. In Italia le due grandi crisi del nostro tempo, quella sociale e quella ecologica, sono purtroppo ignorate dall'attuale agenda politica. Chiunque a partire dalla propria situazione materiale provi invece a declinare un ragionamento che tenga insieme le questioni legate alla giustizia sociale ed ambientale viene sistematicamente ignorato o censurato. Come le decine di migliaia di tarantini che lo scorso 15 dicembre hanno attraversato una città martoriata, denunciando un modello di sviluppo ed una politica economica dannosa e criminale per tutti. Cancellati dai media e dalla politica pur di non guardare in faccia il conflitto e la gravità della situazione causata da ricette sbagliate e da un modello di civiltà ormai in crisi ovunque. Le forze politiche in campo sembrano più preoccupate a “rassicurare” i mercati, le agenzie di rating, le grandi banche. Ma è rimasto qualcuno che voglia almeno ragionare, non dico rassicurare, noi italiani ed italiane? Negli ultimi 20 anni nel nostro paese non vi è stata solo la stagione del berlusconismo. Sono nate nuove soggettività della politica che in ogni territorio si sono impegnate a difendere democrazia e beni comuni, promuovendo pratiche ed alternative credibili che oggi potrebbero essere utili a tutta la comunità nazionale. Sono stati e sono i movimenti, i comitati, le associazioni, a rappresentare non solo un argine alla crisi della democrazia ma una vera alternativa alla crisi delle forme della politica. L'autogoverno, la democrazia partecipata e comunitaria, l'educazione popolare, l'autoformazione, sono alcune delle pratiche diffuse nel nostro paese grazie all'impegno giornaliero di milioni di italiani che costruiscono non solo resistenze ma nuovi metodi e categorie con cui relazionarci e guardare il mondo. Le politiche che le nuove soggettività propongono si fondano sulla necessità pratica di mettere insieme la giustizia e la sostenibilità ambientale e sociale. Per farlo abbiamo bisogno di una politica industriale ed energetica che garantisca la riconversione ecologica delle attività produttive e della filiera energetica, rispondendo contemporaneamente alle esigenze di creare lavoro, difendere i beni comuni e garantire la partecipazione democratica. Niente megaprogetti dunque ma un grande piano di riassetto del paese e di riconversione industriale. Niente privatizzazioni ma ripubblicizzazione dei servizi basici e rafforzamento delle economie locali e comunitarie. Niente cacciabombardieri ma risorse per il sociale, le scuole e gli ospedali. Niente tasse sui ceti più deboli ma reddito di cittadinanza per chi non trova lavoro e patrimoniale sulle grandi ricchezze. Niente incentivi ad imprese inquinanti ma sostegno all'innovazione ed alla ricerca. Sono alcune delle proposte delle nuove soggettività che costruiscono già l'agenda politica di chi vuole davvero cambiare. Sicuramente non rassicurano la BCE, ne le caste delle vecchie forme della politica, ma incontrerebbero il consenso della maggior parte del paese. Ignorare quello che i movimenti facevano e dicevano venti anni fa poteva avere un senso per chi fa fatica ad accettare la realtà. Continuare ad ignorare oggi quello che fanno e propongono le nuove soggettività politiche non è solo delittuoso, vista l'irreversibilità della crisi con queste ricette sbagliate, ma ci appare incomprensibile su un piano pratico e scientifico. Il metodo e le proposte delle nuove soggettività sono il cuore pulsante dell'alternativa e rappresentano l'unica risposta in campo per uscire dall'oscurità della lunga notte liberista. Se vogliamo raggiungere il buon vivere e tornare a guardare con speranza e fiducia al futuro, la politica deve ripartire da qui per ribaltare la crisi imposta dal governo del mal vivere. Giuseppe De Marzo associazione A Sud www.asud.net trovato al link http://asud.net/it/news/6-italia/2098-verso-il-voto-lagenda-monti-o-la-nostra-agenda-del-buon-vivere.html

mercoledì 19 dicembre 2012

In Sicilia l'acqua torna ad essere pubblica!!! Approvato i ddl che lo prevede

Sicilia: gestione acqua torna a essere pubblica, approvato ddl Palermo, 19 dic.- (Adnkronos) - La gestione dell'acqua in Sicilia tornera' pubblica. Lo prevede il disegno di legge approvato ieri sera dalla Giunta siciliana presieduta da Rosario Crocetta. Il ddl, proposto dall'assessore all'Energia e Rifiuti Nicolo' Marino, permette in materia di servizio idrico integrato di provvedere entro il 30 giugno 2013 di "definire il riassetto complessivo del sistema idrico in ragione dell'esito referendario del 2011 che ha disposto il fondamentale principio che l'acqua e' patrimonio pubblico e che la gestione della stessa non puo' non tenere conto di questo assunto fondamentale, per la collettivita' amministrata". (19 dicembre 2012 ore 12.48)

giovedì 1 novembre 2012

Per l'Acqua Pubblica, una voce all'ARS!

Matteo Mangiacavallo, deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana per il MoVimento 5 Stelle

sabato 26 maggio 2012

LA REPUBBLICA SIAMO NOI - Appello

Roma, sabato 2 Giugno 2012 LA REPUBBLICA SIAMO NOI Manifestazione nazionale Ore 15.00 P.zza della Repubblica per l’attuazione del risultato referendario, per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per la pace, i diritti e la democrazia, per un'alternativa alle politiche d'austerità del Governo e dell'Europa Ad un anno dalla straordinaria vittoria referendaria, costruita da una partecipazione sociale senza precedenti, il Governo Monti e i poteri forti si ostinano a non riconoscerne i risultati e preparano nuove normative per consegnare definitivamente la gestione dell’acqua agli interessi dei privati, in particolare costruendo un nuovo sistema tariffario che continua a garantire i profitti ai gestori. Non solo. Da una parte BCE, poteri forti finanziari e Governo utilizzano la crisi economico-finanziaria per rendere definitive le politiche liberiste di privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici, di smantellamento dei diritti del lavoro, del welfare e dell'istruzione, di precarizzazione dell’intera vita delle persone. Dall'altra le politiche d'austerità ridimensionano il ruolo dell'intervento pubblico per poi alimentare l'idea che la crescita sia possibile solo attraverso investimenti privati, che in realtà si appropriano dei servizi e devastano il territorio. E' in atto il tentativo di imporre definitivamente il dominio delle "esigenze dei mercati" sulla democrazia, ovvero il diritto di tutte e di tutti a decidere collettivamente sul proprio presente e futuro. Il 2 giugno è da sempre la festa della Repubblica, ovvero della res publica, di ciò che a tutte e tutti appartiene. Una festa ormai da anni espropriata alle donne e agli uomini di questo Paese e trasformata in parata militare, come se quella fosse l’unica funzione rimasta ad un “pubblico”, che si vuole progressivamente consegnare agli interessi dei grandi gruppi bancari e dei mercati finanziari. Ma la Repubblica siamo noi. Le donne e gli uomini che nella propria quotidianità ed in ogni territorio lottano per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per un welfare universale e servizi pubblici di qualità, per la dignità del lavoro e la fine della precarietà, per il diritto alla salute e all’abitare, per l’istruzione, la formazione e la conoscenza, per la trasformazione ecologica della produzione, a partire dal Forum Alternativo dei Popoli di Rio+20, per politiche di pace e cooperazione. Le donne e gli uomini che, come nel resto d'Europa, pensano che i beni comuni siano fondamento di un nuovo modello produttivo e sociale. Le donne e gli uomini che dentro la propria esperienza individuale e collettiva rivendicano una nuova democrazia partecipativa, dentro la quale tutte e tutti possano contribuire direttamente a costruire un diverso futuro per la presente e le future generazioni. Crediamo sia giunto il momento in cui siano queste donne e questi uomini a riempire la piazza del 2 giugno. Con l’allegria e la determinazione di chi vuole invertire la rotta. Con la consapevolezza di chi sa che il futuro è solo nelle nostre mani. Promuovono: Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua Per adesioni scrivere a segreteria@acquabenecomune.org